Proprio in questi giorni ho discusso con amici sull’operato di Obama. Sul presidente degli USA, ormai in carica da alcuni mesi, sono riposte molte speranze anche da parte di noi europei, soprattutto su temi quali l’attuale crisi economica, l’energia e le strategie per la pace nel mondo.
Su Facebook qualche giorno fa ho posto la seguente domanda: “è giusto riporre in Obama tutte le speranze?” con la curiosità di capire qual’era l’opinione della gente che mi circondava.
Interessanti le parole di E.N. “Io sono ottimista riguardo ad obama, mi piacciono i progetti che dice avere in mente,a partire dall ambiente (…) Poi più che riporre le speranze in lui, mi auguro che lui possa far rinascere le speranze nella gente“, seguite da quelle di R.M. “Se Obama fosse venuto fuori in tempi più floridi avremmo assistito ad un mutamento epocale (…) anche lui è cazzuto e non si tira indietro(vedi riforma sanitaria),tuttavia una parte dell’opinione pubblica nutre ancora pregiudizi di tipo razziale nei suoi confronti e questo gli tiene le mani legate…senza dimenticare che le lobbies in america hanno un enorme ingerenza nelle scelte di politica interna e non…staremo a vedere….magari avere in Italia un personaggio di questa levatura morale e caratura politica!!!“.
Sinceramente anche io stesso, dopo un pò di scetticismo iniziale ho cominciato ad appassionarmi ai programmi politici di Obama, sperando che la sua influenza potesse fare da traino per le (pseudo)democrazie europee.
Poi ieri, grazie ad un altro “dibattito” con un’amica, innescato dal risultato delle elezioni tedesche (si parlava della svolta a destra di quasi tutta l’Europa, contrapposta, a mio parere con la svolta a sinistra USA) sono venuto a conoscenza di un intervista fatta a Noam Chomsky, dal giornale messicano La Jornada dove tra i vari argomenti veniva analizzato l’operato del presidente degli States.
Beh in quest’intervista il celebre linguista, filosofo e teorico della comunicazione, sicuramente uno dei più grandi intellettuali contemporanei dissidenti, si dichiara pessimista riguardo all’argomento, e usa parole davvero dure.
(…)

Dalla traduzione su www.carta.org: “L’elezione di Barack Obama ha generato grandi aspettative in America latina, ma sono solo illusioni. C’è un cambiamento, è vero, ma solo perché il governo di Bush è stato così estremo, rispetto allo spettro politico statunitense, che chiunque si sarebbe mosso verso il centro. Di fatto, lo stesso Bush, nel suo secondo mandato è stato meno estremista. Si è disfatto di alcuni dei suoi collaboratori più arroganti e le sue politiche sono state più moderatamente centriste. E Obama, prevedibilmente, continua con questa tendenza e ha virato verso una posizione più tradizionale (…). Obama è un ritorno al centro. (…) Lo stesso avviene in politica interna. I consiglieri di Obama durante la campagna elettorale sono stati molto attenti a evitare che si impegnasse per qualcosa. Gli slogan sono stati la «speranza» e il «cambiamento in cui credere». Qualsiasi agenzia di pubblicità sensata avrebbe dato lo stesso consiglio, dato che l’80 per cento dei cittadini pensava che il paese andasse nella direzione sbagliata. McCain diceva cose abbastanza simili, ma Obama è più piacevole, più facile da vendere come prodotto. Le campagne elettorali sono solo una questione di marketing. Stavano vendendo il «prodotto Obama» in opposizione al «prodotto McCain». E’ drammatico vedere quante illusioni cirolano, tanto dentro come fuori dagli Usa.
Negli Stati Uniti quasi tutte le promesse fatte nell’ambito della riforma del lavoro, della riforma della salute, dell’energia sono state quasi annullate. (…) Obama ha appena chiuso un accordo segreto con le compagnie farmaceutiche per assicurargli che non ci sarà alcuna iniziativa governativa per regolare il prezzo delle medicine. Gli Stati Uniti sono l’unico paese del mondo occidentale che non permette al governo di usare il proprio potere per regolare il prezzo delle medicine. L’85 per cento della popolazione si oppone a questo fatto, ma questo non fa alcuna differenza, fino a quando tutti non si renderanno conto di non essere soli a opporsi. L’industria petrolifera ha già annunciato che userà la stessa tattica per bloccare qualsiasi progetto di riforma energetica. Se gli Usa non stabiliscono controlli efficaci sulle emissioni di CO2, il riscaldamento globale distruggerà la civiltà moderna. Il quotidiano finanziario Financial Times ha rilevato, a ragione, che si anche c’era stata una speranza per Obama di cambiare le cose, adesso sarebbe già una sorpresa se riuscisse a rispettare il minimo delle sue promesse. La ragione è che non voleva cambiare molto le cose. E’ una creatura di chi ha finanziato la sua campagna elettorale: le istituzioni finanziarie, quelle energetiche, le imprese. Ha l’aspetto di una brava persona, sarebbe un buon commensale per una cena, ma questo non basta per cambiare la politica. Sì c’è un cambiamento, ma molto più soft. La politica viene dalle istituzioni, non è fatta dagli individui. Le istituzioni sono molto stabili e molto potenti. E trovano il modo di affrontare quello che succede. I mass media sono un po’ sorpresi per il fatto che si sta tornando dove si è sempre stati. Lo riferiscono, perché è difficile non farlo, però il fatto è che le istituzioni finanziarie vantano che tutto sta tornando come era prima. Hanno vinto. (…) In un recente reportage sono stati esaminati alcuni dei principali consiglieri economici di Obama. La conclusione è che la maggior parte di loro non dovrebbe essere lì, ma di fronte a un tribunale, perché sono stati coinvolti nella gestione della contabilità e di altre faccende che hanno fatto scoppiare la crisi.
Per quanto tempo si possono alimentare le illusioni? Le banche oggi stanno meglio di prima. Prima hanno ricevuto un enorme aiuto dal governo e dai contribuenti e lo hanno usato per rafforzarsi. Sono più grandi che mai, perché hanno assorbito i più deboli. Cioè, si stanno ponendo le basi per la prossima crisi. Le grandi banche stanno approfittando di una polizza di assicurazioine del governo, che si chiama «troppo grande per fallire». Se si tratta di una banca enorme o di un fondo di investimenti importante, diventa impossibile lasciarli fallire (…).

Insomma, Chomsky c’è andato giù pesante, invitandoci ad una serie di riflessioni che non possiamo trascurare.

Ora vi ripongo la stessa domanda fatta la scorsa settimana: è giusto riporre tutte le speranze in Obama?

A voi le risposte…